Abbiamo rincontrato Michele, ieri era allo stesso albergue insieme al gruppo che avevamo conosciuto a Boadilla, così abbiamo riniziato a camminare insieme.
La camminata di oggi è stata piacevole, il panorama molto bello e sicuramente diverso da quelli precedenti:montagna, boschetti, caldo, sentieri stretti e sterrati.
Ad un certo punto della tappa ci siamo un po’ separati, per i diversi passi e perché mi sono fermata per scrivere sotto ad un bellissimo albero (la poca ombra di quel tratto). Questo mi ha permesso di farmi la “terribile” salita da sola (in realtà non era affatto terribile, era lunga, ma ne abbiamo fatte di peggio!!!) godendomi il paesaggio e il senso del cammino, tanto che ad un certo punto mi sono messa a gridare: sto bene, sono libera e sono felice… sentendolo profondamente!
Un pezzo di strada l’ho fatto con una signora di Palermo che chiacchiera tantissimo (!!!!) poi però, andando più veloce, l’ho lasciata indietro.
Arrivata a Foncebadón sono andata subito all’albergue parrocchiale, che era ovviamente l’ultimo albergue del paesino, quindi in cima a tutta la salita!! Unico aspetto positivo è che domattina questa salita la spezziamo.
Appena sono arrivata ho visto che anche Michele e Michela (una ragazza fiorentina del gruppo con cui stava camminando Michele) erano fuori ad aspettare ed erano arrivati da poco, considerando che mi sono fermata a scrivere per più di mezz’ora direi che ho avuto un buon passo (!!!), ma non c’era l’hospitalero a farci l’accoglienza perché stava dormendo… quindi abbiamo deciso di fare da noi: siamo entrati, abbiamo fatto la doccia, ho iniziato a lavare i panni sulla terrazza davanti alla porta di casa (non vorrei spiegarvi come era organizzata la struttura, ma mi sembra abbastanza interessante: non potevano essere lavati i panni nel lavandino in bagno, quindi dovevi prendere un catino e lavare i vestiti sporchi nel lavandino di cucina!!!!! O.o Assurdoooo! Questo è il motivo per cui mi sono messa a sedere in terrazza con il catino…) ed ecco che si sveglia. Gli ho subito spiegato che ero arrivata da poco e che mi ero già fatta la doccia, non ha cambiato espressione facciale (!!) mi ha solo detto di andare a fare la registrazione appena potevo; anche se dopo 3 minuti mi ha chiamato perché voleva spiegare le regole della casa una sola volta a noi tre.
La cena comunitaria era alle 20, quindi alle 19.15 dovevamo essere in albergue per cucinare tutti insieme, quindi per aspettare siamo andati al bar più vicino (che era moooolto carino e etnico) attirando a noi altri pellegrini (italiani….) e abbiamo passato così il pomeriggio tra le risate…
La cena, o meglio la preparazione, è stata assurda! Eravamo 15/20 persone, cercavamo di aiutare, ma eravamo in una cucina minuscola che era in realtà in corridoio… quindi non ci entravamo (!!) A me, insieme ad altri 4 italiani (tra cui Matteo e Michela e 2 ragazze “nuove”) e 2 spagnoli, è toccato pelare le patate; mentre Lorenzo ha dovuto aiutare una signora (spagnola) che coordinava la preparazione. Nel frattempo Luca e Giovanna (che erano arrivati da circa mezz’ora) si stavano facendo curare i piedi (per le vesciche) da una pattuglia di infermieri-dottori che giravano per gli albergue di alcuni paesini. Che servizio prezioso!!! È stato davvero molto piacevole sapere che c’è una pattuglia medica per noi poveri pellegrini e per i nostri distrutti piedi!!! Comunque, i due “vescicosi” hanno sofferto molto per l’intervento subito!
La cena doveva essere alle 20.30 e alle 22.00 dovevamo essere tutti a letto con le luci spente… queste le regole dell’hospitalero… Ma alle 20 stavamo ancora finendo di pelare le patate e tagliare la cipolla; infatti abbiamo mangiato verso le 21.30, con una stanchezza generale terribile! E anche una certa fame…
Tutto buonissimo, cena molto piacevole e divertente (per quanto ci si possa divertire con il sonno e gli occhi pii), in pratica abbiamo fatto metà tavolata di italiani! MA (perché tanto il ma va sempre) appena finita la cena l’hospitalero ha richiesto l’attenzione di tutti e ha iniziato a spiegare un quadro appeso al muro…….. dapprima è stato interessante, curioso e anche divertente, perché Luca (che sa lo spagnolo) ha dovuto tradurre in italiano tutto quello che diceva! Però l’hospitalero non finiva mai di raccontare, dettagli, particolari, curiosità… molto interessante ma ci stavamo addormentando tutti!!!! Ha parlato per più di mezz’ora!!
Finalmente siamo andati a letto!! Domani mi aspetta la salita per la fatidica Cruz de hierro!!!!! Evviva!!!