Stamani mi sono svegliata con il suono del temporale che imperversava fuori dalla finestra: il vento forte, la luce improvvisa dei lampi, il fragore del tuono… una sinfonia di suoni! Una bella sveglia!

Io e Giovanna eravamo le ultime rimaste a letto (avevamo deciso di svegliarci alle 7), io sarei rimasta ancora un po’ dato che pioveva forte, ma non si può! Abbiamo fatto “colazione” con quello che avevamo nello zaino e abbiamo aspettato Nicolas per partire tutti e 3 insieme. 

Dopo qualche passo io e Nicolas ci siamo fermati a prendere un caffè, mentre Giovanna ha proseguito perché zoppicando l’avremmo raggiunta (ma in realtà l’abbiamo rincontrata al paese successivo, seduta al bar). Quindi la mattinata è stata una camminata veloce (finalmente posso tenere il mio passo senza avere dolori) ascoltando Nicolas che ha parlato ininterrottamente di ogni cosa che ha in testa, dai progetti (studia architettura) da fare, alle idee su come cambiare le persone per farle essere socialmente migliori (ad esempio per il consumo esagerato delle cose), dal modo di vedere il mondo, alle conoscenze che ha fatto sul cammino…. insomma ha parlato, parlato, parlato e io ho ascoltato, ascoltato, ho provato ad entrare nei discorsi e dire la mia (nonostante il mio inglese lasci a desiderare,  un po’ me la so cavare) ma era un treno sulla ferrovia: non riusciva a fermarsi. Ma, nonostante questo, ho apprezzato il fatto di aver ascoltato, sia perché ha detto delle cose che mi sono servite come spunto di riflessione personale (sebbene talvolta mi sono isolata nella mia testa e quindi distratta dal suo racconto) e anche perché ascoltare era una cosa che sapevo fare bene e che nel tempo ho un po’ perso.

Abbiamo raggiunto Giovanna in un bar, anche se pensavo di non trovarla perché aveva detto che avrebbe chiesto un passaggio…cosa che ha fatto dopo. Gli altri ragazzi erano già arrivati a O’ Cebreiro, la cima alla montagna.

Ogni tanto sul cammino si trovano dei punti piacevoli in cui fermarsi, in alcuni posti vengono anche lasciati dei messaggi, degli inviti per i pellegrini a fermarsi. Oggi ne ho trovato uno molto bello! Era come una piccola nicchia, raccolta da 5 grandi alberi disposti in cerchio, in mezzo un tappeto rosso dava colore e calore, alle spalle un fiume scrosciava forte e allo stesso tempo delicato, le panchine per fermarsi erano semplici, fatte di pancali, ma comode e invitanti. Nicolas si è fermato perché voleva fare il bagno (acqua corrente di un fiume che non viene riscaldato dal sole…quanto potrà mai essere calda?) mentre io avevo bisogno di scrivere.

Dopo una bellissima salita nel mezzo del bosco, siamo arrivati in un paesupolo (ci saranno state 4 case e 3 albergue/rifugi per i pellegrini) e siamo passati davanti ad un bar/ristorante/albergue moooolto carino, un po’ nel mio stile… ha attirato subito la mia attenzione e mi è venuta una gran voglia di fermarmi. Nicolas ripeteva che il posto era bello ma che dovevamo andare dai nostri amici a O’ Cebreiro, a 4/5 Km, io invece non la pensavo così…eppure erano i miei amici che dovevamo raggiungere…  Gli hospitaleros ci hanno offerto da bere un succo/spremuta alla fragola fatto da loro con le loro fragole! Buonissimo!!!!! Così ci siamo messi a sedere a scegliere se rimanere o meno… io mi ero già tolta le scarpe, segno che o fai una lunga pausa o sei arrivato… Più il tempo passava e più sentivo che dovevo restare. All’improvviso ho detto ad alta voce che rimanevo. Deciso. Poi ho guardato Nicolas e gli ho detto che doveva scegliere liberamente e che stare sola mi sarebbe piaciuto tanto quanto stare in sua compagnia. Dopo moooolto tempo ha detto che rimaneva con me perché gli dispiaceva lasciarmi da sola (vabbè non ha capito nulla…però è stato un bel gesto). Ci hanno dato gli ultimi 2 posti: un letto matrimoniale.

La cena era preparata da loro, con i loro prodotti: tutto vegetariano. A parte la zuppa, troppo annacquata, è stato tutto ottimo!! Il dolce mi ha fatto impazzire!!!

Ma il bello della cena non è stato il cibo, è stata l’atmosfera di condivisione e di unione tra pellegrini: eravamo una tavolata, non troppo grande, e parlavamo del più e del meno con chi avevamo vicino; ho sentito conversazioni in inglese, in francese, in spagnolo, in italiano… ho parlato con chi avevo accanto, con alcuni di più e con altri per niente. Ho conosciuto una donna, danese, che ha fatto già il cammino tantissimi anni fa e che ne sta rifacendo una piccola parte… le ho parlato della mia paura di finire il cammino e di tornare alla “vita reale”, lei mi ha solo chiesto “Venendo qui hai perso una parte importante di te?” No. “E allora perché devi perdere qualcosa quando torni?” …non so se è chiaro,  quando l’ho raccontato a Giovanna non ha capito il senso, e credo che detto così non arrivi… ma non importa. Le parole che mi ha detto mi sono servite tantissimo ed era ciò di cui avevo veramente bisogno!!!!

Ho decisamente fatto bene a fermarmi qui!

Dopo cena ci siamo trattenuti con due ragazze genovesi, un po’ assurde, ma simpaticissime! Sono delle belle persone, mi dispiace che me ne abbiano parlato male perché mi ha impedito di conoscerle prima; ma sono felice che ci sia stato questo momento per farmi un’idea mia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *