Sono partita insieme agli altri, senza aspettare Nicolas. Perché? Perché a colazione era accanto a me che ci aspettava per partire, ma quando finalmente eravamo tutti pronti lui è sparito andando a farsi gli affari suoi (e senza dire niente a nessuno).

Siccome aveva bisogno del mio telefono (oggi carico) e quindi anche del WiFi che era al bar del paese successivo, mi ero proposta di farlo avviare dandogli il telefono e di raggiungerlo al paese dopo, così da spendere/sprecare meno tempo possibile, ma non ci ha raggiunti e non avevo intenzione di stare ad aspettare i suoi comodi (menomale che come risposta all’idea di avviarsi mi aveva detto che preferiva camminare con me…s’è visto).

Siamo arrivati al fatidico Km 100!!! Wow!! Sembra incredibile… non so se sto davvero già realizzando che mancano solo 100 chilometri. Già, solo…se ne sono fatti così tanti, in così tanti giorni che non credo di capire ancora cosa significhi per il mio cammino questo pilastro, questi tre numeri.

Da adesso ci sono molti pilastri in pietra su cui sono segnati i chilometri che mancano… non mi piace! Lo trovo un conto alla rovescia molto triste!
Nicolas intanto mi ha raggiunto quando mi sono fermata ad un bar sul cammino, quello che la signora del bar (che per me è stato un’oasi) mi aveva consigliato di vedere. Il bar è veramente bello, tutto in legno, semplice, curato, essenziale e particolare( insomma un mix perfetto di aggettivi opposti). Ma la cosa che mi è piaciuta di più è stata la frase scritta sulla lavagna:

Toma tu tiempo.

Take your time.

L’ho osservata a lungo, leggendola e rileggendola, quasi come se cercassi delle parole diverse da quelle scritte, o come se trovassi un significato diverso per ogni singola parola. Quelle linee bianche sulla lavagna nera attiravano la mia attenzione e non riuscivo a staccare lo sguardo da una parola in particolare: “your“. Il tuo, tuo tempo… il mio tempo. Devo prendermi il mio tempo, devo seguire il mio tempo. È stata una frase rivelatrice, tre parole che ti sprigionano tutto un concetto complesso, elaborato e inaspettato.

Mi è piaciuto quel momento da sola, entrare nella mia testa e sentire che cosa c’era dentro. In realtà non ero affatto sola in questo momento di connessione con me stessa: Nicolas aveva preso una chitarra (dall’angolo degli strumenti del bar), mi si era messo esattamente davanti (impedendomi di spostarmi dalla panca su cui ero) e aveva iniziato a suonare e cantare… sinceramente è stato un bel momento, ma sentivo che il mio tempo lì era finito e volevo rinunziare a camminare; non mi è stato possibile fino a quando non ho guardato “male” Nicolas dicendogli che dovevo andare, che volevo andare…e così si è alzato. Come con un bambino!

Siamo arrivati a Portmarin, con una camminata molto piacevole nel bosco e passando in una specie di crepaccio, o spacco, nella pietra con scalini semi-naturali: uno spettacolo! Fighissimo!! Ho cercato di vedere gli altri ragazzi, che erano già arrivati al fiume (dove avevamo deciso di fermarci per fare un bagno…un altro), ma non li ho trovati. Intanto ho (finalmente) prestato il telefono a Nicolas in modo che si organizzasse per andare a Barcellona. Essendo inconcludente e “farfallone” ho dovuto stargli dietro. Dopo molto tempo, un paio di ore, ha deciso di prendere un autobus per Burgos e da lì prenderà un treno → tutto questo significa due cose: 1.finalmente sa come e dove e quando partire; 2.tutto il lavoro e il tempo speso sul cellulare non è servito assolutamente a niente!!!!

Arriva, in men che non si dica, il momento per Nicolas di prendere il bus. Lo accompagno alla fermata e ci salutiamo: ultimi consigli, ultime parole utili. Abbracci stretti, caldi di affetto e significato. Parte, lo saluto ancora una volta e poi mi avvio sul sentiero…non sento le solite emozioni, la tristezza di averlo salutato, la paura di non rivederlo, la tristezza perché certamente non ci rivedremo… No, nulla di tutto questo, solo serenità e sollievo, mi sento quasi più leggera; spero tantissimo che il suo viaggio sia felice e soprattutto che la meta sia quello che desidera.

Inizio a camminare da sola, pochi metri, mi sento felice di essere finalmente di nuovo libera e in silenzio! Giuro che non riesco nemmeno ad uscire dal paese che mi si avvicina un signore, senza zaino e vestito quasi normale (con la felpa sulle spalle) e mi chiede la direzione per il cammino di Santiago, da li inizia a chiaccherare. Insomma è quello che noi pellegrini chiamiamo merenderos…la maggior parte di loro sono detestabili! Ecco, lui pure! Si vantava di aver fatto 1000 km in macchina per arrivare fino a qui; si è vantato di aver spedito lo zaino perché ieri (il primo giorno) gli facevano male le spalle.

E poi al primo bivio ha esordito con “la strada è di qua. Vedi? Laggiù c’è una faccia gialla, bisogna seguire le frecce!!” Credo di averlo guardato malissimo e poi gli ho detto “si, lo so. Sono 30 giorni che le seguo.” Così finalmente si è ridimensionato…per pochi secondi perché poi esordisce con “allora sei una cristiana, cattolica, apostolica, santissima!” Oh Mio Dio! NOOO! “sono solo una pellegrina”.

Mi è stato appiccicato per un bel pezzo, ma all’inizio della salita l’ho distanziato perché andavo più veloce (anche se lui era senza zaino). Purtroppo non voleva stare solo e quindi nel piano ha accelerato per chiaccherare…l’avrei voluto cazzottare (si, ha decisamente fatti uscire la mia parte peggiore e sconosciuta, mi ha esasperato!) perché ha iniziato a lamentarsi che quello era il sentiero alternativo e non quello originario “io voglio fare tutto nel modo vero”, lo capisco…ma non puoi ripeterlo rompendo le palle ad ogni pilastro (quindi ad ogni 500 metri) tanto non cambia!!!! Non riuscivo a staccarmelo, ne ho provate tante: camminare dalla parte opposta, con la scusa che mi piace il sole (quello delle 2 …. vabbe…); non rispondere fingendo di non sentire; non fare domande e rispondere alle sue con frasi telegrafiche…. insomma non c’era verso di stare sola! Così mi sono fermata divendo che dovevo andare in bagno. Evviva ha funzionato!!! (Ovviamente non sono andata in “bagno” perché il sentiero costeggiava la statale, molto trafficata)

Ad un bar-furgone ho ritrovato i miei amici: una gioia sia perché non avevo più acqua (!!!!!) sia perché volevo stare con loro. 

Siamo arrivati al paese canticchiando e poi abbiamo preparato una cena tutti insieme.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *